Report Programma Nazionale Esiti 2022

La Dott.ssa Annalisa Rosso, comitato scientifico di AMINa, ci fornisce un commento sui risultati del Programma Nazionale Esiti (PNE) 2022, il programma coordinato da AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), che ogni anno fornisce un quadro delle attività clinico-assistenziali delle strutture sanitarie italiane.

Il report integrale è disponibile qui.

Il 6 dicembre sono stati presentati i risultati del Programma Nazionale Esiti (PNE) 2022, il programma coordinato da AGENAS, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, che ogni anno fornisce un quadro delle attività clinico-assistenziali delle strutture sanitarie italiane. Il fine ultimo di questa attività di monitoraggio, condotta annualmente dall’Agenzia, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio (DEP), è fornire informazioni utili al miglioramento dell’efficacia ed equità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Fra le diverse aree esplorate dal programma, che analizza dati sulla frequenza di alcune attività cliniche, dei ricoveri e degli esiti clinici, è presente la salute perinatale: in particolare, sono analizzati diversi dati sui parti avvenuti nelle strutture del SSN (pubbliche o convenzionate) nel corso del 2021, alcuni dei quali sono fondamentali per conoscere la diffusione di pratiche assistenziali non raccomandate dalle evidenze scientifiche disponibili, e spesso non rispettose della dignità e integrità psicofisica della donna. Fra questi rientrano la proporzione di parti con taglio cesareo (TC) primario (primo TC per la donna, anche se non al primo parto) e di episiotomie nei parti vaginali. La frequenza dei parti cesarei è anche analizzata come numero di ricoveri con diagnosi di TC, che tiene conto dunque anche di parti successivi al primo effettuati con cesareo. Presente, inoltre, l’indicatore sulla proporzione di parti vaginali in donne con pregresso parto cesareo (VBAC).
Cosa ci dicono, dunque, i dati del PNE sull’attività assistenziale in ambito perinatale?
Anzitutto, sottolineiamo positivamente la scelta di questi indicatori come misura dell’appropriatezza delle attività in ambito perinatale, identificando chiaramente nella percentuale di TC, episiotomie, VBAC un indice di qualità (o scarsa qualità) delle cure, da monitorare attentamente e su cui basare la riorganizzazione e programmazione delle attività assistenziali.

Per quanto riguarda i TC primari, il PNE riporta che la frequenza rispetto al totale dei parti si è leggermente ridotta in Italia negli ultimi anni, con un valore medio del 21% dei parti nel 2021, rispetto al 24% osservato nel 2015. Nonostante la proporzione di parti con TC primario sia fortemente diminuita rispetto ai primi anni duemila (quando era intorno al 40%), come rimarcato nel report del PNE “le percentuali attuali rimangono ancora ampiamente al di sopra della soglia del 10-15% che, secondo quanto indicato dall’OMS nel 1995, garantisce il massimo beneficio complessivo per la madre e per il bambino”. I dati del PNE mostrano, inoltre, una marcata eterogeneità fra le diverse Regioni Italiane, con frequenze molto più elevate nelle Regioni del Sud Italia. Sono, inoltre, presenti notevoli differenze fra diverse strutture all’interno della stessa Regione: nel Lazio, per esempio, si passa da una percentuale del 19,0% di TC primari registrata nell’Ospedale dei Castelli di Ariccia al 31,6% nell’Ospedale di Frosinone.

Un’analisi specifica condotta sulla nazionalità ha mostrato, inoltre, come il ricorso al TC primario sia significativamente minore per donne straniere provenienti da Paesi a Forte Pressione Migratoria (PFPM). Tale indicatore potrebbe suggerire una maggiore propensione delle donne italiane a “scegliere” il parto cesareo come opzione, erroneamente ritenuto come una via “più facile” per partorire.

Il report PNE sottolinea come anche il ricorso all’ episiotomia in occasione di parti vaginali si ridotto nel corso degli anni, passando dal 24,4% nel 2015 al 12,3% nel 2021. Tuttavia, anche per questo indicatore è presente un’ampia variabilità Regionale caratterizzata da un chiaro gradiente Nord-Sud, con percentuali comprese tra l’1,8% della Valle d’Aosta e il 29,2% della Sicilia, così come sono presenti marcate differenze fra strutture della stessa Regione: prendendo a esempio proprio la Sicilia, i dati variano dal 6,3% registrato nell’Ospedale di Sciacca al 69,8% nel Presidio Ospedaliero di Patti.

Meno incoraggianti i dati sulla proporzione di VBAC, che è ancora molto bassa a livello Nazionale (6,7% in media nel 2021), e ha mostrato un aumento molto contenuto negli ultimi anni. Anche in questo caso si osservano marcate differenze fra Nord e Sud Italia, con valori mediani pari o superiori al 30% in Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, e valori al di sotto del 10% in molte regioni del Centro-Sud, ovvero le stesse aree dove appare più elevato il ricorso ai parti cesarei. Al contrario di quanto osservato per i TC primari, l’analisi condotta sulle nazionalità ha mostrato un minore accesso al VBAC da parte delle donne straniere provenienti da PFPM.Le donne straniere mostrano anche un maggiore rischio di riospedalizzazione durante il puerperio, che, come descritto nel report PNE, può essere attribuito a “complicanze derivanti almeno in parte dalle precarie condizioni di vita e dalla minore presenza di tutele sociali e lavorative (precarietà abitativa, assenza di reti parentali, rientro anticipato al lavoro ecc.)”.

I dati sull’assistenza perinatale mostrano, dunque, luci e ombre. Da un lato si osserva un generale miglioramento nell’adozione di pratiche più rispettose e basate sulle raccomandazioni internazionali, ma sono ancora notevoli le differenze fra Regioni e strutture, che suggeriscono la necessità di continuare a promuovere la cultura di un’assistenza al parto rispettosa e basata sulle evidenze. Il dato specifico sulle donne immigrate ci invita, inoltre, a lavorare su una maggiore comprensione dei bisogni di questi gruppi di popolazione.

Obiettivo di AMINA è impegnarsi su entrambi i fronti, la promozione della cultura dell’assistenza perinatale e la conoscenza e presa in carico dei bisogni di salute riproduttiva (e non solo), delle donne immigrate, con il fine ultimo di garantire a tutte le partorienti servizi adeguati e la possibilità di fare scelte consapevoli e informate rispetto al loro parto e alla propria salute.

Per altre informazioni sul PNE, visitate il sito pne.agenas.it/

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