Incontriamo Pamela Pasian, autrice di una graphic novel su una figura sempre più popolare

Eccoci, benvenuta Pamela Pasian. Pamela è una ricercatrice in sociologia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e dal 2013 è anche una doula. Oggi abbiamo invitato a parlare del suo libro, della sua graphic novel Doule – Prendersi cura delle maternità. A noi è piaciuto molto il titolo di questo testo. È un titolo che porta molta sostanza: innanzitutto parla della figura della doula, ma parla anche dell’importanza di prendersi cura – una tematica molto cara a noi di AMINa – e la parola “maternità” è declinata al plurale. Siamo molto interessate a sentire come mai questa scelta. Quindi ti diamo il benvenuto, siamo molto curiosi di sentire da te: Come mai hai scelto di fare questa graphic novel? Come mai hai scelto questo strumento? E qual è il messaggio che questo libro vuole comunicare? La parola a te.

Grazie Chiara, grazie per l’invito e per l’accoglienza. Tante domande, adesso provo ad andare con ordine. Sì, l’idea di scrivere una graphic novel nasce dal desiderio di divulgare e far conoscere la figura della doula a un pubblico ampio, non solo accademico, grazie a una ricerca che ho condotto sull’emergere della figura della doula in Italia. Una ricerca di dottorato, poi proseguita con ulteriori approfondimenti e che tuttora sta continuando. In questa ricerca, utilizzando il metodo scientifico della sociologia, esploro questo profilo che, seppur si stia diffondendo, non è ancora noto a tutta la popolazione. La doula è una figura che offre un supporto di tipo emotivo, relazionale e sociale alla donna, alla famiglia e alla coppia, dalla gravidanza fino circa al primo anno di vita del bambino. Non è una figura sanitaria, ma uno degli obiettivi del suo lavoro è creare una rete nel territorio con i professionisti sanitari responsabili della salute della donna in questa fase della vita. Ciò che caratterizza la doula è il modo peculiare di lavorare: non si pone come l’esperta che dice cosa bisogna fare, ma stimola e genera una riflessione e un approfondimento nelle donne e nelle coppie affinché ogni persona possa trovare le risposte più adatte al proprio sentire, al proprio sistema di valori e ai propri bisogni. È complesso descriverlo perché il profilo è molto flessibile. L’obiettivo, come dice il titolo, è proprio il “prendersi cura”: rispondere ai bisogni delle persone con cui lavora senza giudizi, senza definire cosa è giusto o sbagliato, affiancando, supportando e accompagnando in questi percorsi. La cura della doula si colloca in un interstizio tra la cura formale (sanitaria, protocollarizzata) e la cura informale (quella delle reti familiari e amicali che tradizionalmente stanno accanto alla donna). Questa è una delle dimensioni più complesse per definire questo profilo.

Sai dire come si diventa doula? E se c’è un interesse, quindi la donna che contatta la doula, qual è il modo per venire a conoscenza e entrare in contatto con queste figure?

Il profilo nasce in un contesto anglo-americano, dagli Stati Uniti si diffonde in Europa e poi in Italia, dove nascono i primi percorsi di formazione nei primi anni 2000. Oggi ci sono diverse associazioni che offrono percorsi per diventare doula. Io posso parlare del percorso dell’associazione Mondodula, l’unica associazione professionale iscritta al registro tenuto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ha un percorso di formazione con diversi moduli a carattere professionalizzante. Il primo step per chi sente la vocazione è fare questo percorso base, che può poi avere ulteriori approfondimenti. Nelle ambienti della maternità la figura è ormai abbastanza conosciuta: le donne contattano le doule perché ne hanno sentito parlare o perché le hanno trovate online. I modi per entrare in contatto sono molteplici. Preciso che l’associazione Mondodula ha sostenuto e supportato la pubblicazione della graphic novel. Ho lavorato con Shanti Ranchetti (illustratrice), Francesco Matteuzzi e Alessandro Lise (sceneggiatori). La graphic novel è stata pubblicata da Becco Giallo. È stato un lavoro di squadra vero, in cui le diverse competenze si sono fuse, e il risultato ci soddisfa molto.

Io l’ho letto tutto d’un fiato. Non farò spoiler, ma è una lettura gradevole, consigliatissima per chi vuole conoscere la figura della doula. Ciò che ha colpito me come lettrice è che è una storia nella storia: è informativo e divulgativo, dà un senso molto chiaro di cosa sia la doula, ma ha al centro una donna, la protagonista, con le sue difficoltà personali. Mi ha dato proprio il senso di una matrioska: si entra sempre più in profondità nel personaggio. È una storia molto bella, delicata e al contempo rigorosa. È un testo che consigliamo vivamente, non solo a chi è interessato alla tematica, ma a chiunque perché è una lettura gradevole. Come diceva Michel Odent: “La nascita riguarda tutti”. Quindi anche un testo come questo può riguardare tutti. Ti ringrazio tantissimo per questa chiacchierata. Saremo felici di fare magari un follow-up e continuare a parlare di questa tematica che ci sta molto a cuore. Grazie a te, Pamela.