Dove tutto ha avuto inizio
Una visita sul campo che ha cambiato una vita
Per raggiungere il campo profughi di Qoloji, nel sud dell’Etiopia ai confini con la Somalia, bisogna prendere un piccolo aereo locale che atterra a Jijiga, capitale del Somali Regional State.
Atterrando si vede una distesa di terra rossa, costellata da tende colorate. Ad un’ora e mezza di macchina da Jijiga si capisce molto bene che cosa siano queste tende colorate: sono degli accampamenti abitati da profughi e rifugiati, creati con legna e pezzi di sacchi provenienti dagli aiuti umanitari. Tra tutti i colori campeggia l’azzurro delle organizzazioni delle Nazioni Unite.
Con 78.000 abitanti registrati nel 2019, Qoloji non offre alcun tipo di servizio, trattandosi di un insediamento informale.
Ho avuto la possibilità di discuterne con le donne che ci vivono, e ho sentito sorie di violenza, privazioni e sofferenza. Ma ho visto anche molta determinazione nei loro occhi, nella loro postura, tra i loro abiti colorati.
Abbiamo parlato di mestruazioni, di gravidanza e di parto. Ed è qui che ho sentito che forse tornando a casa avrei potuto fare la differenza. Perché, al contrario di quello che è successo a me, queste donne si trovano spesso a partorire a terra, all’aperto, senza nessuna assistenza se non qualcuno che cacci le mosche da loro e dai loro bimbi. Ho pensato che tutte noi abbiamo diritto ad un buon parto, sicuro ma anche rispettoso. Che si nasce una volta sola e quel momento è fondamentale ed influenzerà la nostra vita e la nostra salute.
E così, da quel campo profughi nel profondo sud dell’Etiopia, è nata AMINa. E non vediamo l’ora di farla crescere.
Chiara Segrado, Presidentessa di AMINa.
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